Le Piante d’acquario, seconda parte

In ultima analisi, in mancanza di CO2 disponibile in acqua, si è appreso che alcune piante a crescita lenta (Anubias, Echinodorus ecc..) riescono a scindere l’anidride carbonica necessaria dai bicarbonati di calcio presenti in acque dure e lo si nota facilmente trovando i restanti carbonati come polvere bianca sulle foglie, nel tempo però, questo deposito calcareo farà da scudo verso la luce e la pianta morirà.Tutte le eccezioni sopra descritte portano conseguenze negative a vantaggio di un risparmio fittizio dell'impianto di CO2 che ad oggi grazie ad i nuovi impianti di basso costo sono alla portata di tutti. Il CO2 viene introdotto in acquario attraverso dei diffusori in plastica o vetro con membrana in ceramica detti anche “atomizzatori” oppure attraverso dei “reattori” in plastica o vetro che convogliano, alcuni con l’ausilio di una pompa, il CO2 forzatamente nell’acqua ottimizando lo scambio gassoso. Il metodo con il quale viene introdotto il CO2 in acqua è determinante, occorre sapere che nell’acqua il CO2 è molto instabile e tende quindi velocemente a trasferirsi in aria, basti pensare a quando vogliamo rendere meno gassata una bibita che smuovendola in pochi minuti ne facciamo uscire molto CO2, non solo anche lasciando una bottiglia di Cola aperta senza muoverla disperderà nel tempo il CO2 nell'aria. L’esempio finale sottolinea quanto il CO2 sia instabile in acqua e questo in acquario è uno svantaggio, vista la nostra necessità di lasciarlo a disposizione per le piante. Si deduce che un forte movimento d'acqua con una pompa o peggio con un areatore in un acquario di piante è da evitare se non si vuole consumare CO2 inutilmente.
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